Il Generale Paolo Inzerilli ricorda l’amico Francesco Gironda

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Il Generale Paolo Inzerilli ricorda l’amico Francesco Gironda

Febbraio 8, 2020 News 0

Il Generale Paolo Inzerilli ricorda l’amico Francesco Gironda

2 Febbraio, 2020

fonte :SERVIZISEGRETI.COM 

A pochi giorni dalla scomparsa di Francesco Gironda, un intellettuale ed esperto di “guerra psicologica”, che è stato a capo della sezione di Milano della GLADIO, Il Generale, Paolo Inzerilli ex Capo di Stato Maggiore del Sismi, negli anni che vanno dal 1974 al 1986, Comandante dell’Organizzazione Gladio, nonchè Comandante della 7a Divisione della stessa, desidera ricordare l’uomo di Intelligence e l’amico di tanti anni condivisi..

– Il mondo dopo la fine della seconda guerra mondiale (1945) era suddiviso in due blocchi: da una parte gli Stati Uniti d’America e dall’altra l’ex l’Unione Sovietica, in contrapposizione politica-ideologica-militare.

-Pertanto negli anni successivi intorno al 1947, ebbe inizio la cosiddetta “GUERRA FREDDA” nella quale si temeva il pericolo comunista con conseguenze di possibili infiltrazione in Europa ed in particolare in Italia.

-“Nasce così l’esigenza USA di proteggere gli Stati alleati aderenti al Patto Atlantico con un’organizzazione-rete-internazionale denominata Stay-Behind (Stare dietro le linee) da una possibile invasione da parte dell’Unione Sovietica nell’Europa Occidentale”.

-In Italia fu così costituita, con un “protocollo d’intesa tra il servizio segreto italiano e quello statunitense, in data 26 novembre 1956, la Rete italiana denominata GLADIO” della quale il 24 ottobre del 1990, l’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti,  ne rivelò in Parlamento (alla Camera dei Deputati) l’esistenza.

-Fu quindi la prima organizzazione aderente alla rete Stay-behind ad essere resa pubblica e tutti coloro che ne hanno fatto parte furono vergognosamente bersagliati dall’opinione pubblica ed i vertici militari della struttura processati.

-Nel ricordare l’amico e “gladiatore” Francesco Gironda, credo sia giusto e doveroso soffermarsi sul “risentimento” degli appartenenti alla Gladio sia essi civili che militari.

Marco Federico

 

Il Comandante Inzerilli ricorda il gladiatore Gironda

Gen. Paolo Inzerilli

“HO PERSO UN AMICO”

Se n’è andato Francesco Gironda, un grande amico prima ancora che collega. Ci siamo conosciuti per la prima volta a Milano, nel periodo del liceo, il Leone XIII, quando lui faceva il primo ed io il quarto. Di tempo ne è passato, così come di acqua sotto i ponti. Dopo la maturità ci perdemmo un po’ di vista poiché io entrai in Accademia Militare, a Modena, nel 1952. Ci rincontrammo solo qualche anno dopo, quando tornai in licenza, a trovare la famiglia. Lo rividi, di sfuggita, con mio fratello, per poi ripartire nuovamente verso le montagne del Cadore, in Friuli, da ufficiale Alpino, dove trascorsi i vent’anni successivi.

Alla metà dei Settanta mi arrivò l’ordine di trasferimento a Roma al SID (Servizio Informazioni Difesa), la nostra intelligence dell’epoca. Organismo, tra l’altro, di cui avevo preso nozioni durante la Scuola di Guerra a Civitavecchia. Venni assegnato a dirigere la Sezione, che era preposta alla gestione della “Organizzazione delle Operazioni Clandestine in caso di invasione del territorio nazionale da parte di Paesi ostili” (nota poi come “Gladio”).

Fu proprio dopo l’incarico in Gladio che il destino ci fece nuovamente ricongiungere, sempre a Milano, in uno dei tanti giri di “ricognizione” tra Francia e area nord-est della nostra Penisola. Da quel preciso momento cominciò per entrambi un lungo e intenso periodo che ci legò per il resto della vita sia a livello professionale che affettivo. Si consolidò un’amicizia che io ho sempre considerato e considero tutt’ora straordinaria per tutta una serie di personali motivazioni, estesa – tra l’altro – anche alle nostre famiglie. Ore liete che mi porterò sempre nel cuore, così come i tanti “delicati” momenti nella struttura Stay-behind italiana. Fu la Gladio ad unirci indissolubilmente, fu la Gladio a tirare fuori il meglio di noi (in senso militare) e fu sempre la Gladio la nostra camera caritatis a livello umano ed emozionale. Uomini, militari e amici. Egli si occupava di “guerra psicologica” e – da suo comandante – (onorato di esserlo stato) ci tengo a precisare che lo sapeva fare anche molto bene.

Un professionista con alti valori patriottici.

Non posso non rammentare con nostalgia i bei momenti tra le nostre rispettive figlie presso il Castello di Monticelli, in provincia di Brescia, ove ci incontravamo per trascorrere (famiglie al seguito e lontano dai problemi dalle gerarchie quotidiane), in un parco stupendo tra cavalli liberi, ore di serenità e spensieratezza.

Uniti prima così come uniti durante e dopo la bufera del 1990, quando sia per i militari che per i 622 civili cominciò l’infamante gogna mediatica. Anche in quei drammatici frangenti, così come avvenuto in precedenza, lottammo insieme, spalla a spalla, tentando con tutte le nostre forze di difendere una verità troppo spesso negata, travisata o taciuta

E anche se la “battaglia” si spostò dai campi di addestramento alle aule giudiziarie, non ci fermammo ugualmente davanti a nulla. Dallo scioglimento di Gladio (che io considero un tradimento delle nostre istituzioni governative) fino ai giorni nostri l’impegno per quello su cui avevamo giurato non venne mai meno. Tentammo alacremente con tutte le forze di far conoscere la giusta e sacrosanta verità in ogni sede. Facemmo un ottimo lavoro anche quando ci dedicammo vicendevolmente e appassionatamente all’associazione degli “ex”, con sede in Friuli.

Francesco non fu soltanto uno dei più preparati gladiatori che io abbia mai avuto sotto il mio comando, ma anche e soprattutto uno degli uomini più rispettosi verso la Patria e il tricolore. Un professionista esemplare, devoto e caratterialmente tenace, un Signore con la “S” maiuscola, intellettualmente onesto e pieno di risorse nonché un amico con cui ho condiviso sorrisi, gioie, dolori, segreti e fatiche. Attimi che non potrò mai dimenticare e che, senza ombra di dubbio, resteranno “stampati” indelebilmente nei ricordi di molti di noi.

Ciao ragazzo e grazie per tutto anche a nome del Paese.

Paolo Inzerilli